Archive for the ‘quasi spo(s)sati’ Category

Wanted!

Yawn.

Che è il suono che si produce quando si sbadiglia e si stirano i muscoli. 

No, non sono stata in letargo.

In studio c’è stato una specie di terremoto emozionale e lavorativo. Di quelli pesanti, anzi, il più pesante che abbia mai visto (e subito) in questi 7 anni di delirio nel favoloso mondo della comunicazione. 

Comunque sono (loro) e siamo (io e L’Apprendista mia adorata) sopravvissuti.

Per ora almeno.

 

I preparativi per il matrimonio fervono e sono a buon punto. Certo, ci sono stati alcuni problemini. 

Tipo che le bomboniere che abbiamo scelto io e Tamino mio adorato e amoroso facevano e fanno decisamente schifo alla Tamino family. 

E che anche i confetti da noi scelti facevano e fanno decisamente schifo alla Tamino family. 

Senza considerare che anche il posto dove andremo a gozzovigliare a cena ha fatto decisamente schifo alla Tamino family.

 

In effetti, ora che mi fermo a riflettere, la Tamino family ha gusti decisamente opposti ai nostri. 

 

E in effetti sono un’ingenua, perché pensavo che dire: “Non voglio nessun castello o villa e non voglio un catering, ma un posto che sia bello ma anche non snobbino, esattamente come siamo noi” oppure “Odio gli animaletti in vetro di Murano e le coccinelle in argento” fosse sufficientemente chiaro. Probabilmente parlo una lingua difficle da comprendere e la parla anche Tamino (mai una volta ci siamo trovati in disaccordo, com’è amoroso l’amore mio!). 

E se all’inizio l’abbiamo buttata sul ridere, ora abbiamo deciso di fregarcene allegramente. 

E ops, purtropo le partecipazioni sono già in stampa e nessuno di loro le ha viste.

E ops, probabilmente si aspettano di vedere salire me e Tamino su una lucida e nerissima Mercedes e invece… (non ve lo dico, sarà una sorpresa!).

Perché questo è il NOSTRO matrimonio.

E io non vedo l’ora.

Di tutto il resto, siceramente, me ne infischio.

 

Meringa o sirena?

Sabato Trucco&Parrucco, la truccatrice amorosissima che ci segue nei servizi fotografici, mi ha accompagnato da un suo amico.
Che ha un atelier.
Di abiti da sposa.
Nella zona di Firenze che mi piace di più, dove ancora le signore si fermano a chiacchierare per la strada salutandosi per nome, abbiamo suonato a un campanello d’ottone, salito tre piani di scale e da lì siamo passate in una dimensione parallela di cui ignoravo l’esistenza. IlSarto ci ha aperto la sua casa atelier e ci siamo stati subito simpatici: il fatto che somigli in maniera impressionante a Pierfrancesco Favino (versione matura) e che abbia un occhio verde chiaro e uno verde scuro ha sicuramente deposto a suo favore. Ho visto, toccato e provato tutto il provabile. E come sta succedendo spesso per questo matrimonio, il primo abito che mi son poggiata addosso è quello che più mi è piaciuto. Ora vedremo come procedere, ma sappiate che sono stata per più di tre ore in mano di due adorabili pazzi, che si divertivano a appiccicarmi ovunque fiori di tutti i colori dell’arcobaleno, farmi provare turbanti appartenuti alla Callas e diademi e coroncine improbabilissime. E incredibilmente, ne sono uscita viva.

 

Corsi e ricorsi

Secondo incontro del corso prematrimoniale, ieri sera.
Fuori incontriamo una coppia: ci dice che la settimana passata (mentre io e Tamino eravamo alla sfilata) c’è stato un parapiglia sull’argomento “matrimonio tra coppie gay”.
Tamino si morde le mani, avrebbe voluto esserci.
Io ringrazio la mia buona stella, ché se mi picchia il prete ci sta che poi il suddetto abbia difficoltà a celebrare le nozze.
Siamo tanti, anzi di più.
La sensazione di essere a The Club non mi abbandona, ma sorvoliamo.
Un tipo buffo e smilzo, con gli occhialetti, mi lascia basita.
Alla domanda: “Sì, ma perché vi sposate? Cioè, perché proprio lei e proprio lui e nessun altro?”, risponde serafico. “Eh, perché con lei ci sto bene e sai che fatica ricominciare tutto da capo con un altra!”
In effetti la pigrizia mi sembra un ottimo motivo per decidere di sposarsi.
Spero che lei a casa gli abbia lanciato contro tutte le pentole del servito. Possibilmente quelle in ghisa.
Comunque per adesso pare interessante e a tratti divertente.
Don Giorgio si lancia in interpretazioni etimologiche e spunti interessanti.
E io e Tamino ridiamo parecchio.
O siamo molto fortunati, o siamo parecchio scemi.
Al momento non mi sento di escludere nessuna delle due possibillità.

 

Banzai!

Io e Tamino a settembre ci sposiamo.
Cerimonia rigorosamente mista, visto che lui è ateo.
Tocca comunque fare il corso prematrimoniale.
E così giovedì ci siamo recati in quel di Giogoli, ove il temibile Don Giorgio tiene i corsi “per aspiranti kamikaze” (cit.)
Abbiamo scelto Giogoli per più di un motivo.
Fuori Firenze, ma non troppo.
La pieve è piccola e bellina assai.
Don Giorgio è un prete sui generis.

Pare infatti che metta alla prova i futuri sposi con incontri dove si fa affiancare da psicologi (e lui stesso è laureato in psicologia). Come, non è dato saperlo.
“Saremo 4 gatti!” ci diciamo io e Tamino scendendo dalla capiente Multipla.
E invece siamo accolti da un sorridente signore dall’aria orientale, che viene ribattezzato Wampùm (anche perché non siamo riusciti a capire come si chiami davvero).
Wampùm sistema sedie, sistema sedie, sistema sedie…
E in effetti alla fine siamo 18 coppie. E probabilmente aumenteremo.
Noi ci siamo sistemati sulla panca dei ripetenti: in angolo, nascosti, quasi mimetici.

Ci sono due coppie, con bambini semi urlanti al seguito e una psicologa.
Don Giorgio non c’è.
Però si comincia lo stesso.
“Presentatevi reciprocamente, lui presenta lei, lei presenta lui, aggiungendo un pregio e un difetto.”

E qui parte la ridarola.
Sembra di essere tra Miss Italia e The Club.

“Lei è Gianna*. Il suo pregio? Beh, è davvero dolcissimissima. Però è polemica!”
“Lui è Gianni. Il suo pregio? Guarda, è davvero buono buono buono e disponibile. Però è disordinato!”

E poi:
“Lei è Anna: è solare e semplice e gentile. Molto gentile anche con sé stessa (ndr: a beh, che bel pregio!). Il suo difetto è che è un po’ introversa.”
“Lui è Marco e il suo pregio è che è onesto, è proprio come lo vedi. Il difetto è che porta all’esasperazione!”

Poi è toccato a me e Tamino.
Lui: “Un difetto? A volte è umorale…”
Ed è lì che si è alzata una voce, da un ascoltatore non identificato:
“Amorale? E’ amorale?!?”
Giusto per farsi riconoscere, ecco.

Abbiamo ascoltato perle di saggezza quali:
- Ah, ma si può fare un matrimonio misto? Perché io non credo e nemmeno lei, ma la chiesa è tanto bella!
- Lei è la mia fidanzata, deve fare battesimo, comunione e cresima, cioè, se le va, ma le va di sicuro perché io voglio così!

Comunque, siamo sopravvissuti.
Che non è poco.

*ovviamente tutti i nomi sono assolutamente casuali, sia per la privacy, sia perché ovviamente non me ne ricordo uno. :-D