Archive for the ‘vita da tamini’ Category

Wanted!

Yawn.

Che è il suono che si produce quando si sbadiglia e si stirano i muscoli. 

No, non sono stata in letargo.

In studio c’è stato una specie di terremoto emozionale e lavorativo. Di quelli pesanti, anzi, il più pesante che abbia mai visto (e subito) in questi 7 anni di delirio nel favoloso mondo della comunicazione. 

Comunque sono (loro) e siamo (io e L’Apprendista mia adorata) sopravvissuti.

Per ora almeno.

 

I preparativi per il matrimonio fervono e sono a buon punto. Certo, ci sono stati alcuni problemini. 

Tipo che le bomboniere che abbiamo scelto io e Tamino mio adorato e amoroso facevano e fanno decisamente schifo alla Tamino family. 

E che anche i confetti da noi scelti facevano e fanno decisamente schifo alla Tamino family. 

Senza considerare che anche il posto dove andremo a gozzovigliare a cena ha fatto decisamente schifo alla Tamino family.

 

In effetti, ora che mi fermo a riflettere, la Tamino family ha gusti decisamente opposti ai nostri. 

 

E in effetti sono un’ingenua, perché pensavo che dire: “Non voglio nessun castello o villa e non voglio un catering, ma un posto che sia bello ma anche non snobbino, esattamente come siamo noi” oppure “Odio gli animaletti in vetro di Murano e le coccinelle in argento” fosse sufficientemente chiaro. Probabilmente parlo una lingua difficle da comprendere e la parla anche Tamino (mai una volta ci siamo trovati in disaccordo, com’è amoroso l’amore mio!). 

E se all’inizio l’abbiamo buttata sul ridere, ora abbiamo deciso di fregarcene allegramente. 

E ops, purtropo le partecipazioni sono già in stampa e nessuno di loro le ha viste.

E ops, probabilmente si aspettano di vedere salire me e Tamino su una lucida e nerissima Mercedes e invece… (non ve lo dico, sarà una sorpresa!).

Perché questo è il NOSTRO matrimonio.

E io non vedo l’ora.

Di tutto il resto, siceramente, me ne infischio.

 

La senti questa voce?

Ieri domenica di sole.
Dopo una luuuuunga passeggiata (”Passiamo di là, che è più corta!” “No, è più corta di qua!” “No!” “Sì!” “No!” Sì!” etc etc), io e il Tamino mio adorato siamo giunti al teatro Verdi. Ci Aspettava un musical di tutto rispetto: Chorus Line.
Ci sediamo. Posizione ottima per la visuale. Ci rendiamo però conto che siamo accerchiati. Da fan accaniti? vi chiederete voi? No, da vecchiette che a occhio e croce ne sanno di musical quanto io di pizzo a tombolo.
Incrociamo le dita.
Parte lo spettacolo e in effetti avevamo ragione. Le due arzille signore dietro di noi hanno giustappunto atteso le prime due note per iniziare a ciarlare. “Shhhhhhhhhh!” sibiliamo a unisono io e Tamino.
La Compagnia della Rancia è brava. Ha questo viziaccio di voler tradurre le canzoni in italiano, però in particolar modo a livello canoro, gli interpreti sono davvero tutti validi. Intanto dietro il tumulto. “Eh, ma è tutto cantato!?!” “Ma come?!?!” “Eh, mi sa di sì!”
Shhhhhhhhhhhhh, di nuovo.
Su “At the ballet” ho la pelle d’oca, le tre cantanti sono braverrime e davvero emozionanti.
“No, guarda, mica possono andare avanti così per due ore!?!”
“Infatti, che poi il film mica era così!”
Ecco, allora, io vorrei dire che:
- capisco che tu abbia l’abbonamento dal giorno dell’inaugurazione del teatro verdi e quindi ormai visto che son due secoli che non ti perdi uno spettacolo, ti scoccia non venire a vedere Chorus line;
– capisco che tu abbia visto il film e sia delusa dal fatto che il protagonista sia alto la metà di Michael Douglas, parli con spiccato accento lombardo e abbia il sex appeal del mago forrest;
– capisco anche che ti aspettavi più dialoghi e meno canzoni.
Però non puoi trapanare le palle a chi invece lo sapeva che – essendo un musical – gran parte dello spettacolo è fatto di musica e canzoni. Visto poi che cantavano pure bene, puoi per favore fare finta di essere a sanremo e di aspettare IN SILENZIO che si esibisca Albano, che tanto lo so che ascolti solo Albano perché “come canta Albano non canta nessuno e io questi giovani d’oggi che parlano invece di cantare non li capisco?!?!”
“Eh, almeno ci fosse l’intervallo, ce ne potremmo andare!”
E invece no, è un atto unico e ti tocca pure stare lì a sedere.
A quel punto si mobilita pure la vecchiarda ella fila davanti, che parla ad alta voce con la sua imbarazzata vicina di sedia.
Si gira un signora: “Oh, ‘un siamo mica a guardare la televisione!”
Ecco.
A parte questo, bravissimi.
Propongo di istituire un banchetto fuori dall’ingresso del teatro.
“Signora, lo sa cosa va a vedere?”
Ch sa rispondere entra,
Gli altri a casa, a vedere la televisione.

PS: lo so che latito, ma ho un milione di cose da fare.
Però vi penso, tutti.

 

Brrrividi d’ammmore

Io odio il freddo.
Davvero, datemi 40 gradi, anche umidi e ne uscirò comunque in qualche modo. Sudata, ma col sorriso e di buonumore. Il freddo invece mi fa proprio girare le palle.
Bene, questo cappello era necessario per raccontarvi la mia serata di ieri.
I genitori di Tamino sono in vacanza. Circa 20 giorni in Thailandia. Hanno fatto benissimo, spero che si divertano e riposino e abbronzino.
Sempre i suddetti genitori hanno due amorosissime micette. Le padrone di casa. Davvero, se dovessi rinascere gatta vorrei essere trattata come loro. A me gli animali piacciono, ma non ci impazzisco. Per intenderci, non sono una di quelle che come vede un cane/gatto/serpente/iguana/pappagallo/topolino si scioglie in tenerezze e inizia a puccipucciare e amorinotesoroso e amoredellamamma etc etc.
Prima della partenza la Tamino famiglia si è raccomandata col mio fidanzato: dai da mangiare alle gatte e se puoi dormi/dormite ogni tanto da loro, sennò si sentono sole. prima che mi diciate che è giusto, sappiate che c’è anche un’altra persona, che con regolarità le nutre e passa del tempo con le palline di pelo fusanti.
Ieri il piano era: uscire dal lavoro, raggiungere Tamino a casa dei suoi, aspettare che lui si docciasse e andare a cena fuori. Poi ok, dormire lì.
Arrivo. Il gelo. Ma non per modo di dire. Proprio il gelo. Di certo le due porte finestre socchiuse per consentire alle gatte di andare e venire non aiutano.
“Amore, magari accendiamo un po’ il riscaldamento?”
Lo guardo e dall’espressione capisco che il riscaldamento non funziona.
Morto.
Kaputt.
Anche la settimana scorsa aveva dato problemi, tanto che poi Tamino lo aveva staccato e si era magicamente acceso da solo senza spegnersi mai.
A questo giro nulla.
Mi tengo il piumino addosso e intanto lui si fa la doccia.
Cioè, ci prova.
“Amoooore, mi controlli se la caldaia ha la fiamma pilota accesa?” mi ulula dal bagno.
Io non ci capisco niente della mia, di caldaia. Figuriamoci di quella di un altro.
Esco, non vedo nulla, andiamo avanti per 5 minuti e poi lui, nudo nudissimo ma con indosso il mio piumino, mi dà indicazioni dalla porta della terrazza mentre io smanaccio sui pulsanti. Nulla. Kaput. Niente acqua calda. Si lava al freddo e al gelo con un po’ d’acqua scaldata nel bollitore. Il passo successivo è il parto in casa, con la levatrice che chiede: “presto, dei panni puliti!”
Intanto salta la luce.
E lui è sempre nudo.
E cerca una torcia e controlla.
E la luce è saltata giù, nel vano condominiale. Eccerto, sennò era troppo facile.
E scendi le scale e trova l’interruttore, e riattaccalo e risali.
Stanotte abbiamo dormito lì.
Mi son meravigliata di avere ancora il naso attaccato al suo posto, stamattina. Mi son vestita restando sotto le coperte.
Ve lo ricordate cosa ho scritto in apertura di post?
Ecco, se non è amore questo…

 

Corsi e ricorsi

Secondo incontro del corso prematrimoniale, ieri sera.
Fuori incontriamo una coppia: ci dice che la settimana passata (mentre io e Tamino eravamo alla sfilata) c’è stato un parapiglia sull’argomento “matrimonio tra coppie gay”.
Tamino si morde le mani, avrebbe voluto esserci.
Io ringrazio la mia buona stella, ché se mi picchia il prete ci sta che poi il suddetto abbia difficoltà a celebrare le nozze.
Siamo tanti, anzi di più.
La sensazione di essere a The Club non mi abbandona, ma sorvoliamo.
Un tipo buffo e smilzo, con gli occhialetti, mi lascia basita.
Alla domanda: “Sì, ma perché vi sposate? Cioè, perché proprio lei e proprio lui e nessun altro?”, risponde serafico. “Eh, perché con lei ci sto bene e sai che fatica ricominciare tutto da capo con un altra!”
In effetti la pigrizia mi sembra un ottimo motivo per decidere di sposarsi.
Spero che lei a casa gli abbia lanciato contro tutte le pentole del servito. Possibilmente quelle in ghisa.
Comunque per adesso pare interessante e a tratti divertente.
Don Giorgio si lancia in interpretazioni etimologiche e spunti interessanti.
E io e Tamino ridiamo parecchio.
O siamo molto fortunati, o siamo parecchio scemi.
Al momento non mi sento di escludere nessuna delle due possibillità.

 

Occhi rossi

Da Ikea al volo ieri sera, per un cambio merce.
Giro a velocità warp.
Tamino: “Certo che gli svedesi hanno un concetto tutto loro di design: betulla ignuda e tende rosse a pallini!”
La Copy: “A me le tende rosse a pallini piacciono assai. Ma lo so che non sei ancora pronto…”
Tamino: “Beh, puoi sempre aspettare che mi venga la cataratta!”
Risate, applausi, sipario.

 

In ordine, crescente

Sabato, casa di Tamino.
LaCopy sistema un milione di vasetti di spezie, spostandoli dalla cappa aspirante sopra i fornelli all’interno di un pensile.

All’improvviso, una voce: “Ma quindi adesso tu sistemerai e sposterai tutte le MIE cose secondo un criterio del tutto TUO, arbitrario e personale, che chiamerai ORDINE?”.

Ecco, ho riso talmente tanto che stava per venirmi mal di pancia.

 

Questione di sfumature

Pomeriggio dell’Epifania all’Ikea. Riuscite a pensare un modo migliore di trascorrere l’ultimo giorno di festa? (Sì, lo so che ci riuscite, ci riesco pure io, non pensate male eh!)

Dicevamo: all’Ikea per scegliere l’armadio. Intanto: tocca fare zig zag tra famiglie al pascolo, signorotte bene che scroccano il caffè senza averlo pagato, architetti in cerca di ispirazione e commessi (giustamente) isterici. Raggiunta la postazione planner armadi, io e tamino cominciamo a creare. Il parto è lungo, ma fruttuoso: un paio, forse tre soluzioni che ci convincono. Arriviamo alla Soluzione, quella con la esse maiuscola. Bianco e nero. Semplice. Senza pensili. Funzionale. Economico.
Beh, vi chiederete, dove è il problema?
Eh.
Il “problema” è il bianco.
Non è possibile, ribatterete voi, il bianco è bianco, non si scappa. Non è un colore tipo il verde, che ne esistono seimila varianti (erba, smeraldo, acido, marcio, erba secca, erba appassita, smeraldo in purezza, smeraldo finto, sottobosco, sottobosco in autunno and so on…),
E invece no.
Io lo vorrei lucido.
Sono del Leone, TUTTO deve essere lucido. A onor del vero, tutto dovrebbe essere lucido e colorato, ma temo sempre che Tamino mi faccia internare in un ospedale psichiatrico, lui così essenziale, così bianco, nero, grigio, al massimo alluminio.
Io lo vorrei lucido, lui opaco.
Sono riuscita a tritarlo per mezz’ora, impermalosita e stizzita, per il lucido.
Poi, ho ceduto.
“Ok, facciamolo opaco!” ho detto con una lucetta mefistofelica nelgi occhi.
“Sicura?” mi ha chiesto lui, dubbioso della mia resa.
“Certo. Così in cucina possiamo mettere le sedie gialle.”

A un occhio attento non sarà sfuggito l’uso del plurale (possiamo).
A un occhio ancora più attento, non sarà sicuramente sfuggito che adesso ho una potente arma di ricatto. (”Amore, mi porti un caffè?” “Eh, te lo porterei volentieri, ma purtroppo sto pulendo le ante opache che hai voluto tu!” etc etc).

Sarà per questo che stamattina, al telefono, mi sono sentita dire: “Ci ho pensato sai? Facciamole lucide, come vuoi tu!”
Acc. Mi ha fregato.

 

Scheletri&armadi

Che poi in realtà gli scheletri non ci sono, anche perché io e Tamino non abbiamo ancora l’armadio.
Sabato ci siamo sciroppati un tour de force tra: Krea, Mobil Discount, Mondo Convenienza* e non mi ricordo più cosa. Il tutto per poi arrivare a dire: ok, ripensiamo meglio a mamma Ikea, che magari una soluzione c’è.
Ieri ho studiato tutto il catalogo e ho propinato al Tamino una serie di proposte esteticamente gradevoli, più o meno pronunciabili e economicamente sostenibili.
Resta da vedere se sono psicologicamente affrontabili, ma son cose da poco.

*Avete notato come ti entra nel cervello il jingle di Mondo Convenienza? Non tanto la prima parte (”Mondo Convenienza, la nostra forza è il prezzo!) quanto la seconda (”Dibididdàdduà!”), che ho continuato a riproporre per tutta la sera a un pazientissimo Tamino.