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Cronaca di ordinaria follia

In ritardo (lo so, ma son stati giorni parecchio intensi), ecco un riassunto semiserio della sfilata di giovedì scorso.
Tranquille e rilassate come due gazzelle svampite in che si rendono improvvisamente conto di star passeggiando in mezzo a un branco di leoni, io e L’Apprendista ci siamo recate sul luogo dell’evento intorno alle 11. Abbiamo anche provato a entrare con la macchina, visto che il luogo deputato era (ed è) un parcheggio. Ma ahimè, gli ArchiAPezzi non avevano previsto dei pass parcheggio per noi. Abbandonata l’auto in mezzo a una strada secondaria, siamo entrate. Lo scenario: un freddo buco (l’impianto di riscaldamento non era arrivato) e un panorama quasi lunare. In pratica il quasi nulla. Paura. Paurapaurapaura. Le modelle nel backstage stanno appiccicate alle stufe. Peccato che salti la corrente a oltranza e quindi serva a poco. I ferri da stiro? Ci sono. E le assi da stiro? Ah, servivano anche le assi? nooo, di solito la roba si stira appoggiandosi al muro! L’Apprendista effettua la prima di una lunga serie di spedizioni in giro per la città, per recuperare gli elementi mancanti. Arrivano gli addetti alle liste e al guardaroba. E gli stand e le grucce? Ah, ma andavano portate le grucce? Grrrrr!!! Intanti i traceurs per ingannare il tempo non trovano di meglio da fare che arrampicarsi su e giù, giù e su per la struttura esterna del parcheggio. Li guardo e mi viene la nausea da altezza e precipizio. Ma loro saranno abituati, penso. Spero, più che altro. Poi si spostano fuori e inziano a saltarearrampicarsigirare per la piazzetta. C’è un tipo nerovestito che cerca di emularli e perde 5 kg e un paio d’anni di vita per fare un salto che loro fanno con nonchalance. Intanto è ora di pranzo. Ma il pranzo non c’è. Anzi, sì, anzi, no. Anzi, arriva la prima tranche. E la seconda non se la fila nessuna. Controllo liste. mancano nomi, aggiungi dei nomi, togli dei nomi, sposta dei nomi. Temo che qualcuno resterà fuori. L’ufficio stampa/PR di Milano cazzeggia, al solito. Il regista continua a prendersi delle maledizioni, è tardi e ancora non è stata fatta nessuna prova. Qualcuna colpisce il segno: sbatte la testa sulla protiera della macchina e lo vediamo riapparire con un vistoso cerotto sul sopracciglio (LOL!). PesoPiuma scalpita e ha ragione. Le truccatrici truccano, gli hair stylist montano i capelli delle modelle. Ma dov’è la modella orienatle? nah. Boh. Sarà andata a fare shopping. Dopo 10 minuti la vediamo arrivare, con una flemma surreale. I traceurs storcono il naso davanti alla loro tenuta da sfilata. Non vogliono farsi truccare. Scappano e ridono e si vergognano. Un bambino di 5 anni fa meno storie, ma poi alla fine sono bellissimi, tutti di biancovestiti. L’Apprendista offre gentilmente casa sua per un cambio abiti e restauro veloce. Andiamo e in mezz’ora riusciamo a: lavarci, cambiarci, pettinarci truccarci. In 3. Donne. Pare incredibile. Torniamo e assistiamo alla prima vera prova. Sono le 20.30. L’adrenalina sale. L’ingresso comincia a riempirsi di persone. Tamino mi tiene la mano e mi tranquillizza. Lo stordisco presentandogli un milione di persone. “Ah, ma sei tu il fortunato?” “Eh, più che fortunato, rassegnato!”. Alle 21.30 parte il countdown. Le porte cadono, la gente sciama all’interno. Parte la musica.
I ragazzi del parkour sono carichi: la performance è convolgente. Le modelle sbrilluccicano e sfilano tra i salti e le capriole dei traceurs. Finisce troppo presto.
Nell’abbraccio tra noi dello studio c’è tutta la tensione finalmente scaricata.

 

Parkour, perché?

Sono arrivati i traceurs.
Sono 10, più il capo, più la figlia del capo. Che è l’unica a parlare italiano. E voi direte: beh, ma potete parlare con gli altri in inglese. E invece no, che da bravi francesi parlano solo francese. Stamattina hanno trascorso un’ora in studio e sembravano bambini in gita. E provati la maglietta, e dammi la maglietta, e scambiamoci la maglietta, e dammi il tuo piumino che mi piace di più. Tutto questo intervallato da sessioni di flessioni a terra. Sui palmi e sulle nocche. Così, tanto per tenersi caldi. Li abbiamo portati al Pitti. C’è il mondo, oggi al Pitti. E noi a inseguire questi ragazzoni che non capiscono e che (giustamente, per carità) se ne fottono della moda e dello stand e di tutto il resto. Al Pitti ci saranno circa 40 gradi, dentro. Fuori, piove e fa freddo, ma comunque si possono fare le flessioni e pulirsi poi le mani ai pantaloni, che va benissimo lo stesso.
Al Pitti ci sono anche le due addette dell’ufficio stampa e PR di Milano (quelle efficenti, senza la i).
Nel panico, perché pare che abbiano ricevuto troppe adesioni per l’evento di domani sera e poi non ci stiamo, e poi qualcuno resta fuori, e poi ci fanno problemi, e poi non è che per caso hai portato dei comunicati stampati, ché io proprio me ne sono scordata? (e di nuovo, no comment!)
Nel pomeriggio, sopralluogo al parcheggio dove avverrà l’evento/sfilata/esibizione/djset di domani sera.

A arrivarci vivi, dovrebbe essere una bella serata.